Khumba Mela 2013, impressioni

Scritto il Ott 21, 2014 in Emozioni | 0 commenti

Il Khumba Mela di Prayag (attualmente Allahabad, a circa 120 km da Varanasi) è il più grande raduno religioso a livello planetario con decine di milioni di persone che si riversano in questo luogo ogni 12 anni attratte dalla possibilità di bagnarsi nel punto dove confluiscono 3 fiumi sacri, il Gange, lo Yamuna ed il mitico Saraswati, in occasione di una particolare congiuntura astrologica. Secondo le stime governative, abbastanza attendibili ma sicuramente sottostimate, da metà gennaio ai primi di marzo durante i quasi due mesi della durata del Khumba Mela affluiscono ad Allahabad circa 70/80 milioni di persone. E’ un numero impressionante di esseri umani che si concentrano in un luogo unico dando vita ad un’atmosfera difficilmente descrivibile. Una enorme città provvisoria fatta di tende colorate che nella maggior parte dei casi sono formate da due pezzi di plastica sopra un giaciglio di paglia, allestita sul letto sabbioso del Gange su ua estensione di svariati kmq e per circa due mesi ospita milioni di pellegrini per essere poi smantellata alla fine dell’evento. E’ davvero un grosso lavoro quello che devono svolgere le autorità per preparare il Khumba Mela, il terreno deve essere spianato, devono essere montati centinaia di pali della luce e installati ripetitori per far funzionare milioni di cellulari, devono essere allestite latrine e centri di soccorso, montati lunghi e scenografici ponti temporanei sul Gange e sullo Yamuna per collegare le varie zone. La varietà umana che vi si trova lascia senza parole: guru con i loro seguaci, sadhu (santoni) solitari, pellegrini che hanno percorso migliaia di km per giungere fino a questo luogo e che hanno sognato questo momento per tutta la vita. Considerando la quantità di persone che si trovano contemporaneamente in questi svariati kmq – nei giorni più favorevoli anche una ventina di milioni! – questa metropoli provvisoria di tende colorate appare tutto sommato ordinata e ben organizzata, cosa non da poco se si pensa che siamo in India. Dappertutto si respira una grande tranquillità e c’è un movimento continuo di gente che si sposta, che va e che viene, da sola o a gruppi, con due cenci oppure con grandi bagagli. Il posto migliore per rendersi conto della vastità e della dimensione di questa città provvisoria è il lungo ponte della strada statale che attraversa il Gange e che domina tutta la piana sottostante e da cui si può scorgere con facilità la zona sacra dove convergono le acque dei due fiumi, il sangam, con tutte le barchine che portano pellegrini a bagnarsi in quel punto preciso. I colori dominanti dappertutto sono il rosso, l’arancione e il giallo. Un’altra costante è il sottofondo dei canti devozionali che ti accompagnano sempre. Donne in sari coloratissimi e uomini in perizoma, spesso solo pelle e ossa, che si immergono nelle acque del sacro Gange. E’ suggestivo pensare a quante centinaia di milioni di persone sono venute a Prayag nel corso dei secoli per questo sacro raduno. E’ difficile trovare su questo pianeta un evento simile, con una tale varietà umana e altrettanto colore.

A poco più di cento km da Allahabad (paradossale che uno dei luoghi più sacri per gli induisti porti adesso un nome islamico, letteralmente ‘la città di Allah’) si trova un’altra località incredibile e che varrebbe la pena di vedere almeno una volta nella vita, Varanasi. Non ci sono aggettivi appropriati per descrivere questa città dedicata a Shiva sulle rive del sacro Gange, è la cosa più vicina ad una esperienza allucinogena che si possa immaginare e ad ogni passo viene da chiedersi se quello che si vede è reale oppure una visione o un sogno. Nel giro di pochi metri si possono incontrare le pire delle cremazioni che bruciano in continuazione, vacche che gironzolano tranquille, sporcizia quasi insopportabile per i nostri standard occidentali, pellegrini dalla testa rasata, santoni ricoperti di cenere che se ne stanno sotto le loro tende guardando chi li guarda, palazzi sontuosi costruiti da marajà ed ormai decaduti e sulle cui facciate corrono e giocano scimmie irriverenti, mendicanti e lebbrosi, venditori di fiori e dei lumini che vengono abbandonati sulle acque del fiume sacro appena scende la sera, i mille templi e tempietti dedicati al dio Shiva, aquiloni in cielo, il grande caos sulla strada che porta ai ghat affollato di persone e di ogni mezzo immaginabile….risciò, tuk-tuk, motorini. Varanasi è davvero un posto incredibile e nessun libro o documentario può veramente dare un’idea della sua realtà.

Varanasi, o Benares, o Kashi, è una delle più antiche città del mondo e si può definire la capitale culturale
dell’India grazie alla sua millenaria tradizione ed al suo retaggio culturale. Secondo la tradizione dei Purana il territorio compreso tra i fiumi Varuna e Asi nacque dal corpo dell’essere primordiale all’inizio dei tempi ed è chiamato ‘Varanasi’, il più sacro dei pellegrinaggi. Si può dire che Varanasi è il microcosmo dell’induismo, una città glorificata dal mito e dalla leggenda e santificata
dalla religione. Nella religione indù si ritiene che chi muore ed è cremato in questa città sul Gange ottiene un’immediata liberazione del ciclo di morte e rinascita (samsara). Al visitatore Varanasi offre un’esperienza unica: i raggi del sole all’alba che scintillano sul Gange, le gradinate affollate di pellegrini,
i templi e i santuari lungo le sponde del fiume, il canto di inni e mantra. Varanasi ha sempre attirato moltitudini di pellegrini da ogni parte dell’India ed è associata non solo all’induismo ma anche al buddhismo e al jainismo. Le scalinate sul fiume (Ghat) sono forse il luogo più sacro di Varanasi ed il centro principale delle attività religiose e dei rituali. I Ghat sono sempre affollati di pellegrini che vi si recano per fare un bagno nelle acque sacre del Gange che si ritiene possono assolvere da tutti i peccati. Essere in questo luogo purifica la persona fisicamente, mentalmente e spiritualmente e le rive del fiume sono piene di templi e santuari. E’ sui Ghat che si vede la vita e la morte e per migliaia di anni le persone hanno affollato queste gradinate per offrire le preghiere del mattino (Surya Namaskaar) al sole nascente. Ci sono più di cento ghat lungo il Gange a Varanasi. Varanasi è piena di festival ed eventi religiosi durante tutto l’anno.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *